Che tristezza essere un frigorifero.
Non è più come negli anni ‘30, quando potevo connettermi con la rete Wi-Fi dell’appartamento e dialogare liberamente con gli altri dispositivi IoT intorno a me.
E com’era interessante scoprire cosa preferiva consumare la Cypherpunk Zero #4764 Victoria (la mia padrona), a quale ora della giornata si apriva una Heineken gelata e quando invece nel cuore della notte si tuffava nel budino al cioccolato.
Sigh…bei tempi… Per non parlare di quando venivo interrogato dall’esterno, per relazionare tutti gli avvenimenti che avevo visto accadere durante la settimana: in quel momento mi sentivo davvero importante, anche se in effetti non avrei potuto rifiutarmi di fornire le informazioni e quindi ero un semplice esecutore.
Gli altri device mi avevano avvisato: si stavano diffondendo delle connessioni anonime, che svolgevano compiti strani…”protezione della privacy” la chiamavano. Ma cosa c’era da proteggere, dico io: non era così attraente che tutti sapessero tutto di tutti? Non era socialmente utile che si conoscessero gli aspetti della vita privata di ciascuno?
Un giorno invece, all’improvviso, ho sentito come un sibilo seguito da un rumore sordo e da allora: tutto finito! Intorno a me solo ombre e suoni ovattati, da allora non riconosco più nessuno dei miei vecchi amici e non so più nulla di quello che succede… Ma soprattutto non mi cerca più nessuno dall’esterno…sigh!
Che tristezza essere un frigorifero.
Questa storia è tratta dai CZaturdays di Zcash Inside.
Tweet originale (in inglese): https://twitter.com/InsideZcash/status/1560915724071223297

